Tecnologia aerospaziale per studiare lo stato di salute dei ghiacciai italiani

foto levissima spedizione ghiacciai.

Le migliori attrezzature di rilevamento aereo, l’occhio tecnologico di un satellite NASA per l’acquisizione di immagini ad altissima risoluzione e una stazione meteorologica all’avanguardia che acquisisce dati energetici, sono stati utilizzati per studiare i ghiacciai italiani, nell’ambito del progetto “Levissima Spedizione Ghiacciai”.

Il programma di ricerca è finalizzato allo studio dei cambiamenti dei ghiacciai italiani e alla descrizione dei processi che ne determinano la fusione. Negli ultimi 50 anni il numero dei ghiacciai italiani è aumentato, passando da 824 a 896, ma la superficie complessiva si è ridotta di oltre un terzo e il nuovo progetto intende contribuire a spiegare i meccanismi che negli ultimi anni stanno accelerando i processi di fusione e la riduzione areale e volumetrica del “cuore freddo” delle nostre montagne.

“Levissima Spedizione Ghiacciai”, ideato dai Ricercatori dell’Università di Milano e realizzato anche grazie al contributo tecnologico dell’Associazione EvK2CNR, ha preso il via dal Ghiacciaio Dosdé Orientale, nel gruppo Piazzi.

Per studiare questi fenomeni, il progetto si avvale delle tecnologie più sofisticate prese in prestito dalla NASA e da una stazione meteorologica all’avanguardia. Tutte le informazioni che arriveranno dai satelliti e dalle immagini ad alta risoluzione verranno integrate in un modello sviluppato dai ricercatori per studiare la totalità dei ghiacciai e non più solamente singole parti di esso.

I primi esperimenti svolti, grazie anche all’utilizzo di uno speciale drone (sviluppato in collaborazione con Agricola2000) hanno portato a risultati molto incoraggianti. Per meglio analizzare le immagini satellitari e quelle rilevate dall’alto con il drone i ricercatori hanno collocato temporaneamente sui ghiacciai uno speciale telo blu in materiale atossico che, steso su una superficie di qualche centinaio di metri quadri, rende meglio riconoscibile l’immagine e permette la corretta localizzazione degli elementi in essa presenti. Questo accorgimento, svolto su diretto suggerimento della NASA, permette di semplificare le operazioni di studio e analisi.

Fonte: San Pellegrino Corporate

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

0