Maven invia sulla Terra i primi dati sull’atmosfera di Marte


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La sonda spaziale della Nasa Maven (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), dopo un lungo viaggio durato 10 mesi durante il quale ha percorso più di 700 milioni di chilometri, sta inviando sulla Terra i primi interessanti dati raccolti sull’atmosfera marziana.
Già dopo pochi giorni la sonda ha rilevato la sua prima tempesta di particelle energetiche solari (SEP) su Marte, inviando immagini all’ultravioletto mai ottenute in precedenza dove è possibile vedere il pianeta rosso circondato da un alone di ossigeno, idrogeno e carbonio.

Bruce Jakosky, Principal investigator di Maven e ricercatore presso l’Università del Colorado, Boulder, ha rivelato: “I dati ottenuti sono di grande qualità, certamente migliori rispetto a quelli ipotizzati nelle prime fasi della missione. La sonda si è rivelata anche molto facile da manovrare, sino a questo momento”.

Mentre sulla Terra le tempeste solari possono causare danni anche gravi ai satelliti, su Marte, invece, potrebbero accelerare la graduale perdita di atmosfera sul pianeta. “Dopo aver viaggiato attraverso lo spazio le particelle energetiche (soprattutto protoni), depositano la loro energia nell’atmosfera superiore di Marte e tale evento si ripete ogni due settimane“, come evidenziato da Davin Larson del Laboratorio di Scienze Spaziali dell’Università Berkeley, California.

Maven ha osservato l’atmosfera marziana con l’Imaging Ultraviolet Spectrograph (IUVS), che ha consentito di ottenere l’immagine più completa mai scattata dell’alta atmosfera superiore di Marte. Gli aloni di idrogeno e ossigeno possono essere osservati ai margini estremi dell’atmosfera di Marte, che è legata al pianeta da una debole forza di gravità. Le molecole di acqua e l’anidride carbonica controllano il clima e sono vitali per comprendere le ragioni per le quali negli ultimi 4 miliardi anni si sia passati da un clima caldo e umido al freddo e secco clima odierno.

Inoltre è stato possibile creare una mappa dell’ozono atmosferico di Marte rilevando l’assorbimento della luce solare ultravioletta dalla molecola, riuscendo in tal modo a ottenere i dati su Marte in simultanea come già accade sulla Terra.
Mentre sul nostro pianeta la distruzione dello strato di ozono è causata dai cloro fluoro carburi (CFC), su Marte la responsabilità è dei bioprodotti creati dall’interazione del vapore acqueo con la luce solare ultravioletta.

Fonte: Maven

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