Fonti rinnovabili, l’Italia centra gli obiettivi europei con largo anticipo


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Ad affermarlo è il nuovo rapporto sulle energie rinnovabili relativo al 2014 che l’Eurostat ha diffuso recentemente e che mette in evidenza come il nostro paese abbia già superato la quota   proveniente da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia che per l’Italia era stata fissata al 17% entro il 2020. A fine 2014 avevamo infatti raggiunto la percentuale del 17,1 %, con un incremento dello 0,4% sul 2013, e di quasi 11 punti in più rispetto al 2004, quando la percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili era il 6,3 %, prevalentemente di origine idroelettrica. L’incremento di questi ultimi 10 anni – pari esattamente allo 10,8 % – è da attribuire quasi esclusivamente ai nuovi impianti fotovoltaici ed eolici.

Meno bene vanno le cose in Europa nel suo complesso con una percentuale complessiva del 16 % che stenta a crescere e che difficilmente raggiungerà l’obiettivo del 20% nel 2020.

Tra i primi della classe, i soliti noti: la Svezia, con il 52,6% dell’energia che proviene da fonti rinnovabili e prima in Europa, seguita  da Lettonia e Finlandia, entrambe al 38,7%, dall’Austria (33,1%) e dalla Danimarca (29,2%).

Considerevole la percentuale di due paesi che non appartengono alla UE ma che hanno aderito al piano della Commissione Europea: l’Islanda col 77,1 % e la Norvegia col 69,2%.

Fanalino di coda è il Lussemburgom, con il 4,5% di energie rinnovabili, seguito da Malta (4,7%), Olanda (5,5%) e Regno Unito (7,0%).

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Consapevoli del valore di questa iniziativa, e ancor prima che si sia concluso il primo piano, gli Stati Membri hanno già convenuto un nuovo traguardo per il 2030, portando l’asticella al 27% mentre si discute di un terzo piano per il 2050 con l’obiettivo di ridurre, con differenti strumenti tra i quali anche le fonti rinnovabili, l’emissione di anidride carbonica dell’85% rispetto ai livelli del 1990.

http://ec.europa.eu/

 

 

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