Un radar per i fondali marini


Relitto-420x300 Un radar per i fondali marini

Attualmente la ricerca del relitto di un aereo o di una nave sott’acqua è affidata a strumenti come il sonar che utilizzano la propagazione del suono nell’acqua e permettono di individuare il relitto sulla base delle caratteristiche del suono riflesso.

Finora non è stato possibile impiegare tecniche più sofisticate, come quelle che si basano sulle onde elettromagnetiche, perché la diffusione delle onde magnetiche (luce, microonde e onde radio) risulta fortemente attenuata dall’acqua.

Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni della Sapienza, di cui fanno parte Fabrizio Frezza e Nicola Tedeschi, ha prospettato  l’uso di una particolare antenna (detta antenna a onda leaky, inventata da Carlo Di Nallo, Fabrizio Frezza, Alessandro Galli, Giorgio Gerosa, Paolo Lampariello e brevettata dall’Università Sapienza) che permette alle onde elettromagnetiche di attraversare l’acqua e giungere fino ai fondali marini.

L’antenna a onda leaky, messa a punto dai ricercatori della Sapienza, consente alle onde elettromagnetiche (come la luce, i raggi X, le microonde, le onde radio) di muoversi all’interno dei cosiddetti materiali dissipativi, che normalmente intralciano la propagazione delle onde elettromagnetiche, senza perdere di potenza o addirittura amplificandosi.

L’antenna funziona sfruttando le caratteristiche di queste particolari onde che presentano in certe regioni di spazio un’amplificazione del campo emesso” spiega Fabrizio Frezza. Le applicazioni di questi dispositivi potrebbero riguardare non soltanto l’individuazione di oggetti sepolti o immersi, ma anche la trasmissione di informazioni in mezzi con perdite, l’analisi di materiali, la microscopia e l’interazione con tessuti biologici.

Lo studio, basato su ricerche pubblicate dal team di ricerca sulle riviste Optics Letters e Physical Review, apre nuove strade allo sviluppo tecnologico di numerose applicazioni in campi dove finora potevano essere utilizzate solo le onde acustiche.

www.uniroma1.it

 

 

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