E’ giunta la fine dei Makers? Ecco cosa è successo a Maker Media

 

Grossi problemi finanziari per Maker Media che ha bloccato tutte le operazioni e licenziato tutto lo staff.
Per chi non lo sapesse Maker Media significa MAKE magazine e soprattutto Maker Faire.

Alcuni rumors sono nati con l’ultima Maker Faire Bay Area: la perdita di sponsor come Autodesk, Intel e Microsoft aveva portato Dale Dougherty a mettere le mani avanti annunciando che quella del 2019 sarebbe potuta essere l’ultima Maker Faire di San Francisco. In quel frangente 8 persone del suo staff hanno perso il posto.
“We’re doing it this year. We tightened everything down so we could do it,” ha detto Dougherty dell’evento. “But I’m not sure what the future holds for Maker Faire. I think it’s needed more than ever, and it’s valuable more than ever. But … we’ve had to reconsider what we do and reconsider the things that we provide.”

E come un fulmine a ciel sereno (ma forse non troppo sereno) è arrivato l’annuncio che tutti i dipendenti sono stati licenziati.
“Maker Media Inc. ceased operations this week and let go of all of its employees — about 22 employees” ha detto Dougherty a TechCrunch. “I started this 15 years ago and it’s always been a struggle as a business to make this work. Print publishing is not a great business for anybody, but it works…barely. Events are hard . . . there was a drop off in corporate sponsorship.” 

Chi è Maker Media

15 anni fa la prima rivista MAKE ha raggiunto le edicole grazie ad una divisione di O’Reilly Media (gestita da Dale Dougherty). A quel tempo Maker Media non esisteva ancora, ma la rivista ebbe un tale successo che questo spin-off di O’Reilly Media decise di portare nel mondo reale il movimento con le famose Maker Faire.
La crescita era inarrestabile: libri, eventi, programmi televisivi, Maker Faire in ogni angolo del mondo affiancate alle, ancora più diffuse, miniMaker Faire.

Tutto questo successo doveva essere gestito con matematica dedizione, e nel 2013 nacque Maker Media, con Dale al timone. E il successo crebbe ancora: Maker Media sembrava essere diventato il capo de facto del movimento DIY che era diventato un fenomeno mondiale. E non solo Dale credeva nel progetto, ma anche i finanziatori credevano in questo successo investendo nel progetto.

Ma dopo ogni salita c’è una discesa… E negli ultimi anni di crisi generale c’è stato un calo anche per MAKE magazine e per Maker Faire. Questo calo è stato inarrestabile e la mancanza di sponsorizzazioni a portato fino agli eventi di questi giorni.

 

E’ la fine dei makers?

Maker Media ha fatto del fai da te un businnes e, come ogni businnes, i conti devono tornare. Il fallimento di una società legata al mondo dei Maker non significa il fallimento del movimento. MAKE e Maker Faire sono diventati i promotori di una realtà che esiste da secoli, hanno dato un nome a quelli che sono sempre stati chiamati hobbysti e hanno diffuso un modo di fare a cui noi tutti siamo legati.
I problemi che stanno affrontando di certo ci lasciano sgomenti, ma siamo sicuri che il movimento dei Maker non finirà con loro.

 

 

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